IL FOTOGIORNALISMO E’ DOCUMENTARE LA REALTA’ E SENSIBILIZZARE

27032009140

Intervista a Bruno D’Amicis fotografo naturalista vincitore del Premio World Press Photo 2014 nella sezione Natura

Bruno D’Amicis è un giovane fotografo naturalista, laureato in Scienze Biologiche. Bruno ha vinto nel 2014 il piu’ importante premio della fotografia: il Wold Press Photo nella sezione Natura. Le sue foto sono pubblicate sulle riviste piu’ importanti  come National Geographic, GEO, BBC Wildlife, Terre Sauvage, La Repubblica, etc. Oggi Bruno dopo aver vissuto all’estero vive in Abruzzo. Lo abbiamo incontrato e ci raccontato delle sue foto e della sua vita.

Grazie per aver accettato l’intervista, con il tuo lavoro di fotografo naturalista hai unito l’amore per la natura a quello per la fotografia. Quale passione delle due è nata prima? E come si è intersecata con l’altra?

Sin da piccolissimo sono sempre stato appassionato di animali e ambienti naturali. Ho seguito un percorso lungo, passando prima attraverso la ricerca scientifica, la conservazione e una laurea in Scienze Biologiche, ma poi ho scoperto la fotografia e dieci anni fa ho deciso di intraprendere l’attività di fotografo a tempo pieno. Perché la fotografia mi da lo stimolo ad uscire presto al mattino; a restare fermo per ore aspettando che succeda qualcosa; mi ha fatto conoscere la luce e guardare negli occhi alcuni degli animali più incredibili; mi fa viaggiare; mi costringe a studiare e imparare; mi offre uno strumento per comunicare ciò che amo e denunciare cosa non mi piace. E, infine, mi permette di condividere tutto questo con tante altre persone! Eppure se dovessi scegliere, non esiterei ad abbandonare la macchina fotografica: per me, questa è solo un mezzo e viene sempre prima la natura.

Quest’anno hai vinto il World Press Photo 2014 nella sezione Natura, ci racconti la storia della foto?

Sì, una grande soddisfazione, ma anche una fotografia che va raccontata. Nel 2012 e 2013, ho lavorato molto nel sud della Tunisia ad un progetto personale teso a documentare la storia naturale e il problema del commercio clandestino e dello sfruttamento della volpe fennec in un tipico paese sahariano.

 Fennec in cattività in una stalla di un villaggio del Sahara - Tunisia - 2013

Fennec in cattività in una stalla di un villaggio del Sahara – Tunisia – 2013

Nell’immagine si può vedere un fennec adulto (circa un anno di età) catturato in natura da cucciolo e tenuto illegalmente come animale domestico da un ragazzo locale per oltre un anno in un ovile situato nella periferia di un villaggio tunisino. Il fennec era tenuto legato ad un cerchione d’auto con un guinzaglio cortissimo e aveva poco spazio per muoversi. La volpe ha provato spesso a scavare una tana nella sabbia, per sfuggire sia alle persone di passaggio che agli animali che condividono la stalla. Anche se il giovane proprietario amava veramente il suo animale domestico, l’animale era tenuto in condizioni miserabili e molto stressato e malnutrito: risultato di una scarsa conoscenza della sua biologia. Ho fotografato questo fennec in due diverse occasioni e solo per periodi molto brevi, per non stressarlo troppo e quindi peggiorarne le condizioni. Anche se me lo hanno chiesto, ero risoluto a non pagare alcuna mancia per poter scattare quelle immagini e sostenere così in qualche modo questo meccanismo. Infine, ho chiesto se l’animale potesse venire rilasciato, ma era chiaro che aveva passato troppo tempo in cattività per riuscire nuovamente a sopravvivere in natura. Pertanto, ho discusso molto con il proprietario in merito alla crudeltà di tale pratica e ho chiesto al ragazzo di rifletterci su e utilizzare almeno un guinzaglio più lungo e portare l’animale a camminare. La fine della storia, mi è giunta voce, è che il ragazzo ha rilasciato questo fennec e nessuno lo ha più visto. Spero che ce l’abbia fatta a tornare alla sua vita naturale, ma sono consapevole che è difficile.

La pratica di catturare cuccioli fennec in natura è diffusa nei paesi nordafricani. Alcuni locali mirano a vendere o utilizzare il fennec come attrazione turistica. Tutti, sia gli abitanti che i turisti (forse ingenui) che supportano questa pratica pagando per fotografare o acquistando tali animali (che è un atto illegale), stregati dalla loro bellezza, sono in qualche modo colpevoli. La distruzione del fragile habitat desertico, il massacro in corso della fauna selvatica e la mancanza di norme generali di conservazione rendono il fennec e altre specie del deserto particolarmente minacciate. E la situazione è peggiorata in seguito alle rivolte della “primavera araba” e conseguenti condizioni socio-economiche molto difficili.Per me il fotogiornalismo significa documentare la realtà e sensibilizzare. Giuro, vorrei non aver mai dovuto assistere a situazioni così tristi e invece fare tesoro del tempo prezioso che ho passato osservando questa specie incredibile libera nel suo ambiente, ma credo fermamente che questa era una storia da raccontare nel suo insieme. Per quanto triste e dura possa essere, spero che questa immagine riesca a sensibilizzare un pubblico più ampio sulla crisi che sta colpendo la fauna sahariana e a far riflettere su quello che stiamo facendo al mondo naturale anche con le nostre azioni più semplici.

 

Ci parli del  tuo grande amore per l’Abruzzo, dove hai deciso di vivere?

Le radici di parte della mia famiglia affondano in questa regione. Qui ho passato tante estati e inverni, sentendomi libero come mai mi capitava in città. Qui ho scoperto la natura selvaggia e incontrato lungo il percorso tanti animali e persone straordinarie. Qui ho capito che mi piaceva raccontare storie che illustrino il rapporto tra uomo e natura. Che in questa regione, così ricca di diversità, sono davvero tante! Poi, quando mi sono reso conto che, per stare bene, avevo bisogno di essere vicino alle montagne abruzzesi il più possibile, ho deciso di mollare la vita nella metropoli (allora Berlino) e mi sono trasferito in un piccolo paese, costruendomi idealmente un rifugio dal caos e un campo base da dove partono tutte le mie avventure, sia in Italia che all’Estero. Ciononostante, vivendo la realtà abruzzese più da vicino mi rendo ora conto delle tante emergenze e criticità ambientali e che è lungi dall’essere quel paradiso edulcorato che immaginavo da bambino. Si tratta quindi di un vero rapporto di amore/odio…

Camosci appenninici sullo sfondo del Mar Adriatico all’alba - Parco Naz. Majella - 2010

Camosci appenninici sullo sfondo del Mar Adriatico all’alba – Parco Naz. Majella – 2010

 

Qual’ è la dote o le doti che dovrebbe avere un fotografo naturalista?

Nell’ordine di importanza: profonda conoscenza del mondo naturale; sincero rispetto per i propri soggetti; un mare di pazienza; tanta umiltà (ovvero sapere quando farsi da parte); insaziabile curiosità; costanza nel lavoro; fantasia (ovvero la famosa “vision”); coraggio di credere nel proprio lavoro e andare avanti nonostante tutto e tutti.

 

 Ci racconti un aneddoto significativo accaduto durante i tuoi “appostamenti”?

Di tutte le esperienze avute in natura in questi anni di campo, una delle più intense e che mi piace qui ricordare è stata quando sono riuscito a fotografare il gatto selvatico (o forse, meglio, quando questi si è lasciato fotografare da me…) in natura, nei dintorni del mio paesino in Abruzzo. Da anni serbavo il sogno di fotografarlo, ma non sapevo assolutamente da dove iniziare, né quale strategia adottare. Si sa, infatti, pochissimo su questo animale così diffidente e sconosciuto e il solo averlo visto è vanto di pochi. Dopo essere venuto a conoscenza di una certa radura dove alcuni amici guardaparco ne avevano avvistato con certezza un esemplare, ho deciso di tentare. Mi sono appostato ai bordi del bosco, alba e tramonto, seduto immobile sotto una coperta mimetica per ore, nei giorni lasciati liberi da altri lavori. Da amante e “possessore” di gatti, infatti, so bene che si tratta di animali abitudinari e speravo che anche il loro cugino selvatico rispettasse questa regola e che ripassasse, prima o poi, da quelle parti. Bene, c’é voluto un totale di oltre venti giorni di appostamento, suddivisi in due anni, prima che un gelido mattino di febbraio arrivasse il fatidico momento e il mitico gatto si materializzasse di fronte ai miei occhi increduli. Non so davvero che cosa mi abbia fatto resistere così tanto tempo e senza alcuna certezza di risultato, se passione o testardaggine, ma, quando i due penetranti occhi di giada del gatto selvatico mi hanno guardato attraverso il mirino della macchina fotografica, ho davvero dimenticato tutti gli sforzi e percepito soltanto una calda e genuina sensazione di pura felicità.

 

Famiglia di orsi bruni ripresi in natura nei Monti Tatra - Slovacchia - 2009

Famiglia di orsi bruni ripresi in natura nei Monti Tatra – Slovacchia – 2009

Ti troverai spesso, se non quasi sempre, nella tenda di notte, in piena natura, cosa sogni ad occhi aperti in momenti cosi intensi?

Penso… “Ma, chi me lo fa fare??!” No, scherzo. A volte, provo solitudine e paura; più spesso rifletto sui momenti vissuti e su quello che vorrei fare in futuro. Cerco di capire quello che ho visto e come inserirlo in un contesto. Mi racconto a mente le storie che poi mi piacerebbe condividere con gli altri… P.S. Mai in tenda, o sotto un tarp (“telo di plastica”) o sotto le stelle!

 

Qual’è il luogo che ti ha piu’ colpito nei tuoi viaggi?

Nonostante i tanti viaggi, l’Appennino Centrale in Abruzzo rimane il mio “locus classicus”. Detto questo, amo il Marocco per la sua struggente bellezza e l’India con i suoi, perdona il cliché, contrasti. Dei luoghi visitati, mi piacerebbe tornare (e lo farò) e magari passare qualche mese in Ladakh, nell’Himalaya indiano, per la sua gente fiera e sensibile; le montagne meravigliose e un’aria intrisa di una pacifica spiritualità e di vero silenzio.

 

C’è un paesaggio o una animale che vorrei immortalare nei tuoi scatti che ancora non hai fotografato? E quello che non ti stancheresti mai di fotografare?

Mi piacerebbe fotografare gli ultimi Addax viventi allo stato selvatico nel cuore del Sahara nigerino. Questa è infatti l’antilope più rara del mondo ed è bellissima: la vera essenza del deserto. Ho provato a partire nel 2009, ma la scarsità di fondi e l’instabile situazione politica del Niger mi hanno fatto desistere. Spero che le poche Addax rimaste sopravvivano e che il Niger trovi una sua tranquillità… anche per poterci andare una volta nella vita!

Tu hai tenuto corsi e workshop, qual è il consiglio da dare ad un giovane che si avvicina alla fotografia naturalista?

Di non sopravvalutare il lato tecnico della fotografia, che è solo questione di tempo per essere appreso. Molto più importante è secondo me alimentare la propria “vision”: cioè il modo di vedere il mondo, attraverso la fotocamera o meno. Ciò si fa riflettendo a fondo sulle proprie esperienze, guardando criticamente al lavoro di fotografi più bravi, studiando le foto che ci colpiscono in una rivista e non sottovalutando mai l’influenza che altre forme di comunicazione (musica, letteratura, pittura, etc.) possono avere sulla nostra formazione.Rivolgo un invito ai chi comincia a non pensare che sia necessario dedicarsi a specie difficilissime o viaggiare in luoghi esotici: molto meglio concentrarsi sulla natura dietro casa, sfruttando una conoscenza più approfondita, la possibilità di lavorare a lungo e l’unicità del proprio punto di vista.Poi, come già detto, anche se non fa male ripeterlo, ritengo che una solida base naturalistica sia molto più importante che conoscere tutti i filtri di Photoshop. La conoscenza dei luoghi e dei soggetti su cui vogliamo lavorare permette di anticipare l’attimo, veicolare un messaggio corretto e dare voce alla nostra visione molto più che un’esasperata corsa alla ricerca di un’immagine vincente.

Leonessa dorme ai margini della foresta pluviale (prima foto di questa specie nelle foreste di montagna) di Kafa, Etiopia - 2012

Leonessa dorme ai margini della foresta pluviale (prima foto di questa specie
nelle foreste di montagna) di Kafa, Etiopia – 2012

Grazie Bruno per averci raccontato la tua storia e la tua vision.

www.brunodamicis.com

 

 

f.parente@araldodellospettacolo.it




Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>