Frida, una di noi

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In libreria da oggi “Iconic Frida” del Prof. Capella

In un giorno come l’8 marzo, esce in libreria il volume interamente dedicata a Frida Khalo e al suo essere icona di stile.

Una donna che, con i pennelli intrisi di colori accesi, ha raccontato su tela le proprie disgrazie, riempiendo il cuore e gli occhi di noi tutti.

La sua forza, inesauribile, è stata fonte d’ispirazione per artisti di ogni genere e latitudine e, ancora oggi, il suo stile viene imitato, copiato, stravolto, ma pur sempre preso come punto di partenza.

Iconic Frida

Iconic Frida

Massimiliano Capella, professore di Storia del Costume e della Moda e direttore scientifico di ARTE MODA ARCHIVE presso il Centro Arti Visive dell’Università degli Studi di Bergamo, ha voluto estremizzare proprio questo concetto, sostenendo che Frida Kahlo continui ad essere un punto di riferimento per fashion designers che trovano nel suo abbigliamento uno stimolo creativo per reinventare il passato.

L’abito per Frida è l’espressione della sua identità, una maschera per esorcizzare il dolore e anche un mezzo per comunicare messaggi politici e d’amore.

Con il suo abito tradizionale messicano Frida costruisce una seconda pelle, una nuova tela su cui incidere con forza i suoi valori, il desiderio di centralità della donna e dell’artista nella società contemporanea.

 

 

Nel suo primissimo autoritratto, datato settembre 1926, Frida indossa “un romantico vestito di velluto color vinaccia con bavero e polsini, apparentemente di broccato d’oro”.

Nulla che faccia pensare a un abito tradizionale, eppure, a soli diciannove anni, la resa semiotica di ciò che indossa è già ben chiara e precisa. Ecco dunque che trova, proprio nella moda, la cornice perfetta per mettersi in mostra, una maschera per esorcizzare il dolore e la solitudine.

Una donna con un pensiero forte ed originale, che è sopravvissuto alle mode, al tempo. A lei.

 

Frida, Vogue 1937

Frida, Vogue 1937

“Certe gringas mi hanno imitata; vogliono vestirsi come le messicane, ma quelle povere donne somigliano a delle rape, e a dire il vero hanno un aspetto davvero orribile.” 
Frida Kahlo
La tragicità della sua vita è allora compensata dalla gioia del suo guardaroba ed è così che il mondo del glamour s’inchina e le rende omaggio come testimoniato dall’ampia selezione presentata in questo libro di abiti e collezioni a lei ispirate, dagli anni trenta ad oggi.

Il mio vestito è appeso là o New York, 1933

Il mio vestito è appeso là o New York, 1933

Frida ha sempre osteggiato il Fashion System in quanto espressione di splendore effimero, considerato nel suo quadro Il mio vestito è appeso là (1933) alla stregua dei simboli del consumismo americano, dal dollaro all’effige di Mae West.

L’abito vuoto da tehuana, con huipil e enauga che si staglia nel quadro contro Manhattan, è lì per ricordarci l’identità meticcia di Frida, che mai potrà fondersi con il capitalismo della società moderna, quella stessa società che, suo malgrado, l’ha trasformata in un’icona di stile.

 




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