Arte contemporanea, questa sconosciuta

Dam Platz ritratta da Marinella Paolini

L’Arte contemporanea, questa sconosciuta

Parlano due outsider sulla cresta dell’onda, Scarfagna e Paolini

Dam Platz ritratta da Marinella PaoliniUn quadro dalle tinte fosche, quello che è emerso parlando di arte proprio con chi crede in essa e nei giovani artisti del domani.

Patrizia Biba Mogherini, art director con alle spalle una lunga esperienza nel cinema, e Marinella Paolini, graphic director che da anni presta il suo talento e la sua macchina fotografica alle riviste di tutto il mondo, hanno fondato Forme d’Arte Italia nel 2009.

L’idea era nata qualche anno prima, ma per prendere forma ha aspettato la prima personale fotografica di Marinella Paolini, presentata al museo Città della Scienza di Napoli

 

Dando una rapida occhiata alla nostra Arte, l’Italia sembra essersi addormentata, o meglio, sembra guardare assopita dalla finestra l’evolversi dell’Arte del XXI secolo con le sue sperimentazioni ardite, la sua ricerca spasmodica di nuovi linguaggi e forme di comunicazione, con la sua voglia di stupire. Ma, soprattutto, avvicinandosi passo dopo passo ai giovani, a cui tende la mano cercando di parlar loro, di coinvolgerli e appassionarli. Questa rivoluzione nasce fondamentalmente in tre Paesi per poi spargersi a macchia d’olio: la West Coast degli Stati Uniti (avete presente Bergamot Station, la grande “Ikea” dell’arte contemporanea?), la Svizzera con la fiera Art Basel e la Germania, guida e terreno fertile fin dal secolo scorso.

Ma le due socie, cariche di energie e proposte, si propongono come intermediarie fra l’artista e il pubblico, rovesciando gli schemi tradizionali che celebrano la figura “impettita e dall’aurea magica” del gallerista, esaltato come l’unico punto di contatto fra le due realtà. E che impone, di fatto, i gusti e le opere. Il loro intento è di spezzare le catene, insinuarsi nel mercato dell’arte distruggendone le logiche di profitto e “l’eccessiva istituzionalizzazione” che ne compromette la bellezza e la purezza, lasciar sprigionare la carica emotiva e l’energia dell’artista libero da ogni compromesso imposto dalla società.

A spiegarlo è Biba, ricorrendo al naturale paragone con il cinema, di cui ha succhiato l’essenza quando era produttore esecutivo: “Oggi in Italia i festival del cinema sono condizionati dalle direzioni politiche del momento. E ne è chiaro esempio il Premio della Giuria che enfatizza spesso film che poi incassano meno. Per fortuna è ancora il pubblico, acquistando il biglietto, a determinare se una pellicola è piaciuta o meno. E lo stesso accade nel mondo dell’arte. Noi cerchiamo con il nostro lavoro di arrivare direttamente al pubblico senza imposizioni”.
Fedeli ai principi che hanno smosso le loro coscienze, hanno fin dal principio organizzato le esposizioni “in spazi più consoni e sensibili all’arte”, lontani dalla solennità e freddezza di musei e gallerie. “Abbiamo iniziato a Torino esponendo le prime sette opere di Urban Soul di Marinella Paolini – spiega Biba – nello studio di architettura Semeraro Caratto. Un successo che abbiamo replicato nelle Officine Farneto a Roma e nel museo Città della Scienza a Napoli”. Alla base la voglia di creare un qualcosa di diverso, di nuovo e che fosse più appetibile anche per un vasto pubblico eterogeneo, composto soprattutto da giovani. “Per noi l’arte – continua l’art director – è un momento di gioia, di allegria e di coinvolgimento da condividere con tutti. Così ho allestito la mostra a Roma come se si trattasse della scenografia di un film, presentando l’arte in passerella: ho creato una passerella e ho diffuso nell’ambiente la musica, come se ci trovassimo a una sfilata d’alta moda”.
Un approccio originale al mondo dell’arte che trova conferma anche nelle parole della fotografa Marinella Paolini: “A differenza del passato, le mie opere si toccano, si devono toccare perché così ci si rende conto di come sono lavorate, dei materiali utilizzati”. Il progetto Pathways rappresenta una rivoluzione, come hanno spiegato sorridendo le due donne: “Mentre i galleristi evitano accuratamente che il proprio pupillo incontri altri artisti per motivi di gelosia, noi stimoliamo l’incontro fra loro in modo da toccare nuovi livelli di sperimentazioni, senza la paura di essere copiati”. E così, in occasione di Affordable Art Affair, allestita al Macro di Testaccio lo scorso ottobre, è stata presentata per la prima volta un’opera che fonde insieme più tecniche, come racconta la fotografa: “Da un’opera d’arte partorita dalla mente di un nostro collaboratore sono andata a stampare una mia fotografia, rendendo questo pezzo unico”. Ed è quello che emerge proprio nella collezione Pathways, opere touchable che figurano percorsi metropolitani o di campagna fotografati per metterne in luce ostacoli, disordine ed eccessi di linee che disorientano.

Ma la polemica di Biba Mogherini sui poli museali vuole essere un punto di riflessione e di (ri)partenza: “Non sono tout court contro i musei. Sull’esempio di Germania e Stati Uniti – penso al Getty Musem di Los Angeles – dovremmo valorizzare le potenzialità aprendo le porte anche ai giovani con l’organizzazione di eventi che incuriosiscano, divertano e siano punti di incontro. Creare, insomma, un evento nell’evento”. Marinella e Biba credono profondamente che, se accanto alla mostra principale – che non deve essere mai svilita – si proponessero temi e iniziative coinvolgenti, avvolgenti, anche chi non fosse direttamente interessato a quel tipo di esposizione, “potrebbe magari venire perché incuriosito dall’evento collaterale. Scommetto che il visitatore poi farà un salto a vedere cosa è esposto. E chissà che non gli piaccia”.

Come in tutti i settori colpiti dalla crisi, anche l’artista non ha vita facile. Davanti a lui si aprono due strade: o sottostare ai dettami imposti dalla società e dalla critica, finendo per istituzionalizzarsi, oppure sprigionare tutto il proprio estro creativo sfruttando un’eventuale solidità economica. Di quest’ultimo caso ne sono esempio Nicola Bolla, Sergio Fermariello o Paola Romano, alcuni degli artisti presi sotto l’ala protettiva di Forme d’Arte Italia. Naturale l’affondo dell’art director: “Chi vuole essere libero di esprimersi, chi vuole non sottostare a rigide regole, è lasciato fuori dai grandi cancelli”. E chiude provocatoriamente: “Può anche chiamarsi Michelangelo: è più probabile che venga scoperto da un signore tedesco o americano”.
Scomparsa con Lucio Amelio – che tra i suoi meriti gli va riconosciuto il fiuto di aver lanciato in Europa Andy Warhol – la figura del gallerista che viaggia in cerca di nuovi talenti, ormai l’artista deve auto prodursi, senza pensare di vivere solo di arte. Così, ad esempio, Nicola Bolla di giorno è un oculista e di notte dà vita alle sue forme d’arte.

Un'opera di Bolla“Oggi l’artista deve andare a fondo della propria passione, deve continuare a pensare, lavorare, sperimentare e, soprattutto, mai essere soddisfatto del suo lavoro”, spiega Marinella. Infatti, dovendo rinunciare alle gallerie perché “non funzionano più”, deve presentare ai maggiori appuntamenti internazionali, come Art Basel, opere che sappiano colpire. E la formula fieristica sembra essere la più adatta per Biba e Marinella: “Concentrandosi in quattro giorni artisti e pubblico (spesso sono giovani visti anche i prezzi più appetibili), aumentano per loro le probabilità di essere scoperti”.

Ma, se tra gli appuntamenti organizzati in Italia citiamo la Notte Bianca, una smorfia segna il volto delle due donne. “Partecipare alla Notte Bianca – attacca Mogherini – oggi non è altro che uno dei tanti modi per far casino. Sono iniziative che, se non hanno seguito nei 12 mesi, rappresentano solamente un motivo per muovere soldi e trasmettere un’immagine positiva dell’amministrazione. In sostanza è come un medico che, invece di aspettare di vedere il paziente camminare con le proprie forze, si limita a fargli passare la febbre per poi dire di averlo guarito”.
L’Arte in Italia è bistrattata e a soffrirne è soprattutto quella contemporanea, crogiolo e melting pot di tutti i mali endemici del Paese. Dovrebbe, invece, essere un passaporto internazionale da usare per sdoganarsi sotto tanti aspetti, come lascia intendere Biba Mogherini, che marca il clima di chiusura mentale: “Spesso molti galleristi e addetti ai lavori, quando proponi un nuovo artista, prima ancora di esaminarne le opere, dicono: «Ha dipinto la pioggia? Ma è stato già fatto. Ha fotografato le architetture? Ma è stato già fatto». Tutto è stato fatto: nature morte, paesaggi, figure sacre…”.

Per Forme d’Arte Italia, allora, la differenza fra un talento e un artista è come viene fatto, è come viene rappresentato.
Dunque un quadro, come scrivevo all’inizio, dalle tinte fosche e cupe che non poteva non portare a una naturale e amara conclusione: “Presto lasceremo l’Italia – affermano Biba e Marinella sull’uscio di casa dopo più di un’ora trascorsa a parlare di arte e scenari futuri – non perché siamo perdenti, ma perché negli Stati Uniti ci sono fermento, offerte migliori, sicurezza e progettualità”. E, a loro parere, tutto questo in Italia manca. Quindi presto le rivedremo all’opera dall’altra parte dell’Oceano, a Los Angeles, “città dove si sta parlando molto di arte contemporanea”. E dove il giovane è al centro del mondo artistico. Finalmente.

Federico Maselli

f.maselli@araldodellospettacolo.it 

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