Alma-Tadema: una mostra da non perdere

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Al Chiostro del Bramante di Roma si festeggia l’arte decadente e il gusto estetico di una corrente quanto mai controversi. Scopriamo i perché…

Il giorno dopo il trionfo a Hollywood come miglior film straniero, con grande intuizione commerciale la corazzata Mediaset ha trasmesso su Canale 5, in prima TV, La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino. Social network impazziti: per due giorni non si è fatto altro che parlare del film interpretato da uno straordinario Toni Servillo. L’Italia si è spaccata nettamente in due, guelfi e ghibellini, stimatori e detrattori, chi lo ha apprezzato giudicandolo un capolavoro, chi lo ha affossato per i numerosi sbadigli concessi.

Alma-Tadema-mostraVi starete a questo punto chiedendo il perché di un lungo preambolo sulla Grande Bellezza e il rapporto tra la pellicola di Paolo Sorrentino e la mostra al Chiostro del Bramante dedicata ad Alma-Tadema e ai pittori del preraffaellismo. Ebbene, è molto semplice: innanzitutto per il carattere dell’esposizione che, a prescindere dall’allestimento e dal percorso tematico, affascina o repelle.

Nessuna sfumatura, nessun mezzo tono, grigi o grigiastri vari sono concessi. Questo perché, esattamente come nel film, è la ricerca spasmodica del bello, della bellezza, a muovere l’arte di questi pittori, tutti uniti nel raggiungimento della perfezione, dell’equilibrio delle forme, dell’armonia dell’insieme.

Se Sorrentino, regista decadente e fine esteta, affida allo struggente monologo finale di Servillo la sua visione amara della vita e della condizione umana, allo stesso modo Alma-Tadema e i pittori preraffaelliti affidano alla donna, femme fatale, ammaliatrice ma anche eroina ed essere angelicato, il loro messaggio di netto rifiuto di una società bigotta, egemone e “mercificatrice” quale era l’epoca vittoriana.

Capolavoro artistico e summa dell’Aesthetic Movement è il quadro di Lawrance Alma-Tadema Le rose di Eliogabalo. Qui il pittore olandese, naturalizzato britannico, affronta tutti i temi cari al movimento estetico, in cui il culto della bellezza e delle forme raggiunge la sua apoteosi attraverso un attento studio delle proporzioni, dei colori e dei particolari architettonici.

Un fine gioco artistico che, pur inquadrando l’episodio nella sua drammaticità, ovvero il momento in cui alcuni invitati al banchetto dell’imperatore Eliogabalo vengono sommersi e soffocati da un fiume in piena di petali di rose, lo evira non tanto scioccando lo spettatore per la storia ritratta in sé, quanto estasiando per la forma narrativa e la tecnica pittorica.

alma 2Come anche in altri suoi quadri, Alma-Tadema si è dimostrato un fine conoscitore dell’arte classica e antica. In tutti i suoi quadri la ricostruzione degli interni è precisa, l’accuratezza dei dettagli è maniacale; le suppellettili, i marmi, i tessuti preziosi delle figure umane, il mobilio intarsiato dimostrano la sua elevata cultura antiquaria e una grande attenzione e conoscenza dei ritrovamenti archeologici.

Ed è proprio nel XIX secolo che l’archeologia visse il suo periodo d’oro, con numerosi ritrovamenti di reperti appartenuti a epoche passate e scomparse, fra tutte la città di Troia e il Tesoro di Priamo per opera del tedesco Heinrich Schliemann.

I temi affrontati ruotano intorno alla mitologia, al Medioevo e ai drammi shakespeariani, ma anche a scene di apparente quotidianità, sempre trasfigurate e sospese nel tempo e nello spazio. Fulgido esempio è Paradiso Terrestre di Alma-Tadema, in cui il pittore inglese affronta il rapporto amorevole fra madre e neonato durante il bagnetto del piccolo. Qui gi interni romani si scontrano con la fisionomia della donna, dalle chiare sembianze britanniche evidenziate dalla carnagione d’alabastro e dai capelli fulvi. Un delicato ossimoro visivo che conferisce atemporalità al dipinto.

Accanto alle figure femminili sono di vitale importanza i fiori che, se in alcuni quadri assolvono al mero compito decorativo, nella maggior parte delle tele diventano coprotagonisti. In ogni sala del Chiostro, abbellita da colori differenti e da tonalità accese, campeggiano versi a parti di opere letterarie dedicati ai fiori e al loro significato. La rosa simboleggia l’amore, dolce e delicato per i suoi petali, ma anche doloroso per le sue spine (Venus Verticordia di Dante Rossetti, 1867); l’asfodelo interpreta il sentimento del lutto nelle forme della morte e dell’abbandono che accompagna le meditazioni delle donne ritratte (Confidenze sgradite, Lowrance Alma-Tadema, 1902); l’anemone è il fiore della fragilità, ma anche del rinnovamento della natura, della resurrezione e della rigenerazione permanente (Messaggio d’amore di Alma-Tadema, 1909); il caprifoglio, pericoloso perché rampicante e avvolgente, suggerisce atmosfere gotiche.

alma tadema 2Ma il vero shock per l’elite intellettuale britannica, vissuta alla corte della regina Vittoria, è il ritorno prepotente del nudo e della sua contemplazione che ammicca alla statuaria greca. Il corpo delle donne, eroine o protagoniste di episodi tratti dalla mitologia e dai testi antichi, è sensuale, dolce, voluttuoso ma allo stesso tempo casto e puro.

Tele come l’Andromeda di E. J. Poynter (1869), il Mosè salvato dalle acque di Frederick Goodall (1885), Crenaia di Frederic Leighton (1880) o Il canto della primavera di John W. Waterhouse ne sono la massima espressione artistica. La donna è bellezza, forza interiore, coraggio, ma è anche una madre tenera, è affetto nostalgico.

I preraffaelliti, pur attingendo dalla classicità, tratteggiano un nudo dalla fisionomia britannica: le donne dalla pelle d’alabastro e con i capelli fulvi stridono volontariamente con l’ambientazione pittorica di un mondo ormai alle spalle.

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